Conosci il tuo cavallo?

Un proverbio arabo dice: l’aria del Paradiso è quella che soffia tra le orecchie di un cavallo. Questa immagine porta immediatamente alla mente un bel cavallo che galoppa, forte, libero, con la criniera al vento e subito vorremmo essere lì con lui. Due corpi che si muovono all’unisono, a grande velocità, liberi; beh, se qualcuno ha mai avuto il privilegio di galoppare con il cavallo libero da selle, finimenti e imboccature, è proprio questa l’emozione che evoca: la sensazione dell’aria del Paradiso.

Ma veniamo alle nostre prime esperienze più “terrene” probabilmente simili a quelle di tanti altri. Quando ci siamo avvicinati all’equitazione in realtà il nostro desiderio non era di giungere a ottenere una bella performance a cavallo, ma instaurare con lui una relazione: trascorrere del tempo insieme, condividere attività, avventure. Non è stato così anche per molti di voi? Solo che poi ci siamo ritrovati invece a dover imparare tecniche, a cercare di gestire o convincere il cavallo a fare cose contro la sua volontà, ci trovavamo inevitabilmente a voler ottenere un risultato.

Ecco che così ci siamo allontanati sempre di più dal motivo principale per il quale avevamo cominciato il nostro percorso con i cavalli: non ci interessava più conoscerlo o capirlo, in pratica ci stavamo dimenticando “dell’altro”, del nostro potenziale “compagno”, del fatto che sia un individuo senziente e con una personalità propria. Tutti i nostri buoni propositi spazzati via dalla voglia di fare e ottenere; prima di tutto bisogna ottenere il famoso “rispetto” (suona famigliare?), che di per sé è un concetto molto bello, ma spesso, quando viene applicato al mondo equestre assume, in pratica, il significato di sottomissione; eppure quando ci siamo avvicinati al cavallo la nostra idea non era certo quella di dominare questo magnifico animale!

Il concetto di rispetto riveste un’importanza fondamentale, per questo vorremmo partire proprio da qui, dal rispetto, cercando però di cambiare le prospettive e tenendo in conto che il rispetto andrebbe considerato, prima di tutto, dalla parte del cavallo: il rispetto delle sue necessità etologiche in primis, e per farlo ovviamente dobbiamo prima conoscerle e capirle. E’ fondamentale per conoscere un animale (come specie ma anche come individuo) prima di interagire con lui, capire che solo attraverso lo studio e la conoscenza si può cominciare una relazione, si può iniziare davvero a comunicare attraverso un linguaggio condiviso.

La prima cosa da imparare è “chi” è il cavallo, quali sono le sue esigenze, come vede il mondo che lo circonda, perché mette in atto determinati comportamenti e soprattutto come sia possibile creare per i cavalli domestici una condizione di vita il più possibile simile a quella che vivrebbe in natura. Chi come noi ha avuto l’opportunità di osservare, interagire e lavorare con i branchi di cavalli rinselvatichiti (I Cavalli Selvaggi dell’Aveto – Re-Wild Liguria) si è potuto rendere conto di quanto sia distante la vita della maggior parte degli equini nei maneggi e circoli ippici, da quella che dovrebbe essere la loro vita “naturale”. Scopriremo allora di quanto quest’ultima sia frustrante per questi magnifici animali che, da una parte evocano un grande senso di libertà e fierezza ma dall’altra sono spesso costretti a vivere come reclusi.

Proprio in questi difficili giorni in cui siamo costretti in quarantena per le note vicende, abbiamo preso consapevolezza di quanto sia difficile stare forzatamente in casa e isolati dagli altri, perché anche noi siamo animali sociali,e la socializzazione e il contatto fisico sono una nostra esigenza, beh, il cavallo è un animale molto più sociale di noi, in natura deve esserlo per la sua stessa sopravvivenza! Se pensiamo solo, per esempio, che in natura percorre all’incirca una trentina di chilometri al giorno, forse riusciamo a metterci nei suoi panni e capire che è il momento di cambiare il punto di vista e partire dalla conoscenza per impostare una relazione con il cavallo; una conoscenza che parte dallo studio e l’osservazione della sua vera natura; una conoscenza che porti finalmente a una visione nuova del cavallo in cui siano garantite delle condizioni di gestione che siano in armonia con le sue esigenze specie-specifiche. 

Si deve smettere di pensare che non valga la pena cambiare prospettiva perché in fondo “si è sempre fatto così”; si deve smettere di pensare che, se abbiamo problemi con il nostro cavallo, la soluzione sia venderlo e comprarne un altro e così via. Oggi possiamo scegliere, le alternative ci sono, e non si tratta di avere un dono particolare o didiventare“sussurratori”, ma di mettersi seriamente in gioco, studiare, imparare a osservare, a “leggere” e capire la comunicazione del cavallo. Possiamo quindi adoperare un linguaggio condiviso chiaro, coerente, come il loro, che quando comunicano difficilmente lasciano spazio a fraintendimenti; ogni interazione nei branchi è precisa, anche il più piccolo movimento può avere un significato. Solo partendo da questi presupposti si potrà instaurare un rapporto sano senza prevaricazioni e tale da essere la base di partenza per qualsiasi tipo di attività da svolgere insieme. Il viaggio è lungo ma ne vale la pena e potremo contare su un fedele e paziente compagno d’avventura e, forse, se ci impegneremo a fondo, riusciremo a respirare l’aria del Paradiso che soffia tra le sue orecchie! 

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