L’Hannover’scher Schweisshund: il fascino che viene dal silenzio della foresta

A parlare, oggi, di razze create centinaia di anni fa ci si ritrova, quasi sempre, a dover fare una serie di considerazioni di quante e quali modificazioni abbiano subito nel tempo, e che le hanno spesso portate ad essere morfologicamente in primis, ed a volte anche caratterialmente, molto differenti dai loro progenitori.

Queste trasformazioni raramente hanno seguito la funzione; più frequentemente sono state influenzate da mode ed indirizzi meramente estetici. Vi sono alcune razze all’interno delle quali si sono sviluppate due diverse tipologie di selezione di quelle che vengono definite “linee da lavoro” e “linee da expo”, e che non trovano nessuna giustificazione all’interno dello standard, ma che riflettono comunque un trend abbastanza generalizzato, soprattutto in alcuni dei 10 gruppi riconosciuti dalla FCI (Federazione Cinologica Internazionale).

Relativamente, invece, al protagonista di questo articolo, possiamo affermare che il suo allevamento ed il suo utilizzo è rimasto praticamente invariato dal 1800 ad oggi, in particolare:

  • l’allevamento legato a rigidi criteri di rendimento
  • l’utilizzo legato alla ricerca della grossa selvaggina ferita, un’attività che si svolge al servizio della collettività e che riveste altissime connotazioni etiche

Ci dobbiamo rifare ai cambiamenti della tecnica venatoria tra il XVII° ed il XVIII° secolo per trovare il contesto in cui ha avuto origine questa razza. Con la modifica delle tecniche di caccia, infatti, in particolare in Germania, la caccia alla stracca e le battute a cavallo, vennero gradualmente sostituite con la caccia in battuta dove i selvatici, spesso in gran numero, venivano sospinti verso una linea di poste dove erano posizionati cacciatori con il fucile. Questo comportò, fisiologicamente, anche un aumento esponenziale del numero di capi che venivano feriti.

In questi casi, per portare a termine con successo il recupero di questi selvatici, era necessario ricorrere a soggetti specializzati, che fossero in grado di discriminare e seguire esclusivamente la pista del selvatico ferito, anche a distanza di uno o due giori, nonostante le innumerevoli altre tracce, decine e a volte centinaia, degli altri selvatici.

E’ questo il momento in cui l’Hannover’scher Schweisshund, la più antica delle razze da traccia, prende forma. La prestigiosa scuola di caccia di Hannover ( Jägerhofe) ha avuto un ruolo determinante nella selezione di questa razza tra la fine del 1700 fino all’anno del suo scioglimento, nel 1886.

Il nome “Hannover’scher Schweisshund”, abbreviato convenzionalmente con la sigla HS, e che in maniera letterale dovremmo tradurre non tanto con la dicitura “cane da traccia” quanto piuttosto come “cane da sudore di Hannover”, venne ufficialmente attribuito nel 1885 in occasione di una riunione dei delegati dell’associazione per il perfezionamento delle razze canine in Germania.

L’HS è un cane forte, capace di svolgere un lavoro persistente mantenendo un altissimo livello di concentrazione anche con le condizioni climatiche e vegetazionali più ostili. Queste caratteristiche, unite al coraggio ed alla determinazione in ogni fase del lavoro, ne fanno, assieme al Bayerischer Gebirgsschweisshund, la migliore razza al mondo specializzata nella ricerca della selvaggina ferita.

E’ da sempre la razza dei forestali, ossia di coloro che, per professione, si occupano della gestione del bosco e delle popolazioni di ungulati che lo popolano. Ed è come se, proprio il silenzio e la solitudine della foresta, unita alle difficoltà di lavorare negli ambienti selvatici, abbiano forgiato il carattere di questi cani, conferendo loro quell’indiscusso fascino di cui è impossibile non rimanere vittima.

Seri, osservatori, a volte critici verso gli estranei, sotto la fronte leggermente rugosa non è raro osservare uno sguardo che non si abbassa né si distoglie, frutto di una sicurezza di sé tale da non rendere spesso particolarmente semplice la convivenza in gruppo o l’interazione con cani sconosciuti.

D’altronde questi cani sono, da secoli, allevati per un lavoro in solitario, dove forza, coraggio, concentrazione e perseveranza sono qualità che verranno condivise esclusivamente con il proprio conduttore.

Per quanto in Italia non esista, tradizionalmente, una figura professionale completamente equiparabile ai forestali della Mitteleuropa, e l’attività di recupero degli ungulati feriti venga praticata prevalentemente a livello amatoriale e volontario, la razza viene allevata su numeri ridotti e destinata al suo impiego originario.

Un club internazionale (ISHV: International Schweisshunde Verein) ha il compito di indirizzare e favorire la migliore selezione di questi cani coordinandosi con i rappresentanti di ogni nazione aderente (https://www.ishv.info)

Allevare una razza su piccoli numeri ma con alti requisiti di rendimento ha i suoi pro ed i suoi contro, questi ultimi legati, ovviamente, alla scarsa variabilità genetica e quindi al rischio di comparsa o aumento di patologie geneticamente trasmissibili, in particolare quelle legate a geni recessivi e per le quali non siano disponibili test che consentano di pianificare un’efficace prevenzione.

Per converso, però, il non aver ceduto alle mode del momento, soprattutto alla crescente richiesta per attività esclusivamente ludiche e sportive, come quelle legate, ad esempio, alla disciplina del mantrailing, e la barra dritta tenuta dalla maggior parte degli allevatori che preferiscono destinare i loro cuccioli esclusivamente per l’impiego nella ricerca della selvaggina ferita, ha fatto in modo che non vi fossero modificazioni percepibili sulle caratteristiche morfo funzionali.

L’Hannoverischer, pertanto, resta un cane per pochi. Ci verrebbe da dire per “pochi eletti”, perché le esperienze che un conduttore può vivere conducendo uno Schweisshunde difficilmente possono essere tradotte a parole o solo minimamente comprese senza averle provate, ma preferiamo dire “per quei pochi” che hanno la reale vocazione di volersi dedicare ad un’attività così faticosa e complessa come la ricerca della selvaggina ferita.

1 commento su “L’Hannover’scher Schweisshund: il fascino che viene dal silenzio della foresta”

  1. Francesca Giacomazzi

    Complimenti per l’articolo!!
    Questa razza di cane, ho avuto l’ onore di vederne uno al lavoro, traccia di sangue per recupero cervo…..era magia…

Lascia un commento

Torna su